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EVENTI TERRITORIALI HYPERMAP 2016

Ipertensione arteriosa e rene

9 Aprile 2016 AC HOTEL - GENOVA (GE), Corso Europa 1075 - GENOVA (GE)

Docenti

Giovanni Gnecco, Roberto Pontremoli, Giancarlo Antonucci, Gianfranco Del Buono

Razionale, obiettivi formativi, tematiche e metodologia

L’ipertensione è una malattia globale, con una prevalenza del 30-45% nella popolazione generale, che aumenta significativamente nella popolazione anziana (Mancia et al. 2013). Le complicanze dell’ipertensione sono responsabili ogni anno di 9,4 milioni di decessi nel mondo (Kintscher 2013). I reni rappresentano, insieme ai vasi, al cuore, all’encefalo i principali organi bersaglio del danno da ipertensione. L’ipertensione arteriosa risulta spesso associata alla presenza di danno renale subclinico, che si caratterizza per la presenza di microalbuminuria o di riduzione della funzione renale stimata mediante valutazione della velocità di filtrazione glomerulare o della clearance della creatinina. La progressione di tale danno può portare allo sviluppo di proteinuria e di ulteriore riduzione della funzione renale fino alle fasi terminali della nefropatia. Tale processo risulta accelerato soprattutto in presenza di diabete mellito, fattori di rischio cardiovascolare concomitanti e comorbilità. L’ipertensione arteriosa rappresenta, insieme al diabete mellito, la principale causa di insufficienza renale cronica (CKD) e di ricorso al trattamento dialitico (Ljutic et al. 2003). Sebbene soltanto una minima percentuale di ipertesi sviluppi una CKD, il problema sanitario è molto rilevante, considerata la prevalenza dell’ipertensione. Studi osservazionali prospettici nella popolazione generale hanno evidenziato che l’ipertensione è un fattore di rischio indipendente per insufficienza renale terminale; questa relazione è stata osservata sia per la pressione sistolica (PAS) sia per quella diastolica (PAD), indipendentemente da altri fattori di rischio noti, negli uomini (Multiple Risk Factor Intervention Trial, Klag et al. 1996) e nelle donne (Tozawa 2003). L’ipertensione favorisce il declino della velocità di filtrazione glomerulare (GFR) nei pazienti con nefropatia diabetica o non diabetica (Ravera et al. 2006). Una recente revisione sistematica e metanalisi di studi longitudinali ha confermato che l’ipertensione e la pre-ipertensione sono fattori predittivi indipendenti di riduzione della GFR nella popolazione generale, particolarmente negli anziani (Garofalo et al. 2015). L’ipertensione arteriosa e l’insufficienza renale cronica sono coinvolte in una relazione a doppia via (Taddei et al. 2015). La CKD è una causa di ipertensione secondaria (Calhoun et al. 2008) e può aggravare un’ipertensione pre-esistente e aumentare il rischio di ipertensione resistente (Campese et al. 2006). La maggior parte dei pazienti con CKD presenta ipertensione (70% dei pazienti con aumento della creatinina, Coresh et al. 2001). Questo quadro, in assenza di trattamenti, può portare a un circolo vizioso di peggioramento sia della funzione renale, sia dell’ipertensione. I pazienti con CKD hanno un alto rischio di morte per malattia cardiovascolare (CVD), attribuibile in elevata percentuale all’ipertensione (Ravera et al. 2006); il trattamento dell’ipertensione in questi pazienti rappresenta un intervento salvavita, ma la percentuale di pazienti con CKD e ipertensione controllata è bassa (Wong et al. 2007; Taddei et al. 2013). Il danno renale da ipertensione dovrebbe essere ricercato anche in pazienti ipertesi asintomatici, poiché la presenza di danno d’organo è un fattore predittivo di aumentato rischio cardiovascolare (CV), rischio che aumenta con il numero di organi interessati. Rispetto agli altri marcatori di danno d’organo cardiaco e vascolare, il danno d’organo renale presenta diversi vantaggi per la pratica clinica quotidiana, tra cui il relativo basso costo, l’ampia disponibilità, l’elevata ripetibilità degli esami e l’oggettività delle misurazioni. La diagnosi si basa sulla valutazione della funzione glomerulare e sull’aumento dell’albuminuria. Un aumento della creatininemia o una riduzione della GFR sono indicatori di una ridotta funzione renale; il rilievo di una ridotta funzione renale rappresenta un predittore potente di futuri eventi e morte CV, mentre un aumento dell’albuminuria evidenzia un’alterazione della barriera di filtrazione glomerulare. La microalbuminuria è un fattore predittivo di nefropatia diabetica, mentre l’albuminuria indica un danno parenchimale (Mancia et al. 2013). Il trattamento dell’ipertensione, finalizzato alla riduzione del danno d’organo renale, viene delineato nelle più recenti linee guida europee per l’ipertensione (Mancia et al. 2013). Nei pazienti con CKD e ipertensione, gli obiettivi del trattamento comprendono sia la prevenzione degli eventi CV, sia la prevenzione o il rallentamento del declino della funzione renale (Mancia et al. 2013). Per i pazienti con ipertensione associata a diabete o insufficienza renale cronica, i target pressori raccomandati dalle linee guida sono <140/90 mmHg (<130, in presenza di franca albuminuria, tenendo sotto controllo la velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR). Diversi studi controllati randomizzati hanno evidenziato che i farmaci inibitori del sistema renina-angiotensina (RAS) sono più efficaci nel ridurre l’albuminuria rispetto al placebo o ad altri antipertensivi nella nefropatia diabetica e non diabetica e nei pazienti con CVD; inoltre sono efficaci nella prevenzione della microalbuminuria (Mancia et al. 2013), e (raccomandazione IA) nei pazienti ipertesi con microalbuminuria o albuminuria franca (Mancia et al. 2013). È necessario intensificare gli sforzi nella ricerca, nella formazione dei medici e nell’educazione dei pazienti, per ridurre il rischio di danno da ipertensione a livello renale e limitarne le conseguenze. Per concorrere a questo obiettivo il programma di formazione Hypermap® rivolto ai Medici di Medicina Generale nel 2016 sarà dedicato al tema “Ipertensione e rene”. Il corso qui presentato si pone l’obiettivo di offrire ai Medici partecipanti un aggiornamento per migliorare le loro conoscenze e competenze nella gestione del paziente iperteso, con l’obiettivo di ridurre il rischio di danno d’organo renale da ipertensione, in collaborazione con la medicina specialistica e nel contesto dell’organizzazione sanitaria nella quale il MMG opera. Il corso è rivolto principalmente ai medici di medicina generale, ma anche alle discipline cardiologia; malattie metaboliche e diabetologia; medicina interna; nefrologia; geriatria, cioè ai medici che nella pratica clinica hanno in cura pazienti ipertesi e sono impegnati nella diagnosi e prevenzione del danno d’organo. Gli obiettivi formativi e le competenze che saranno acquisite al termine dell’attività sono coerenti con l’attività dei professionisti sanitari selezionati e sono coerenti con i risultati dell’analisi dei fabbisogni effettuata dal provider. L’iniziativa formativa Hypermap® ha ottenuto fin dal primo anno il patrocinio SIIA, poiché i contenuti proposti sono coerenti con l’obiettivi della Società Scientifica, riguardanti il miglioramento del controllo pressorio nella popolazione.

Eventi territoriali Hypermap

12 novembre 2016
Blu Hotel Brixia, Castenedolo (BS) Massimo Crippa, Muiesan Maria Lorenza, Salvetti Massimo

22 ottobre 2016
Hotel Cicolella – Foggia (FG) Immacolata Panettieri, Pompa Giovanni, Angelo Tedesco, Luigi Ziccardi

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